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Archeologia egizia nei giochi mobile: i reperti che si trasformano in pezzi da abbinare

Negli enigmi ambientati in Egitto tornano sempre gli stessi otto o nove oggetti, e quasi tutti esistono davvero: hanno un nome, una funzione e una vetrina in cui li potete guardare. Questa pagina mette in fila il reperto vero e la forma che prende sullo schermo, perché la seconda di solito arriva prima del primo.

Il cartiglio, la cornice più copiata

Il cartiglio è un anello di corda annodata, disegnato schiacciato in un ovale, con dentro il nome del re. La corda serviva a proteggere quel nome: finché il cerchio restava chiuso, il sovrano restava. La barra verticale in fondo è il nodo, appiattito dal disegno.

Per chi progetta un gioco è una forma perfetta: si allunga, si riempie di qualunque cosa e resta riconoscibile anche a quaranta pixel. Per questo la ritrovate come cornice dei pulsanti e come tessera da abbinare. Nei fotogrammi della scheda di Jewels of Egypt il fregio sopra e sotto la didascalia è fatto proprio di segni incorniciati.

Schema del cartiglio: anello di corda annodata, nome del re all'interno, barra di chiusura a destra anello di corda annodata il nome del re barra di chiusura

Lo schema è disegnato sul modello dei cartigli reali del Nuovo Regno: proporzioni indicative, non un rilievo.

Ushabti e canopi: la squadra del defunto

Gli ushabti sono statuette alte una spanna, spesso di faenza azzurra, messe nella tomba perché sbrigassero al posto del morto i lavori che nell'aldilà gli sarebbero toccati. In alcune sepolture ne sono stati contati centinaia: una per ogni giorno dell'anno, più i capisquadra.

I vasi canopi invece sono quattro e contengono fegato, polmoni, stomaco e intestino. I coperchi hanno teste diverse — uomo, babbuino, sciacallo, falco — e servivano a distinguerli. Il cuore non entrava in nessuno dei quattro: restava dentro il corpo, perché era lui a essere pesato.

Nei giochi diventano due cose: figurine da collezionare e oggetti da far scendere in fondo alla griglia. La collezione Aldilà li mette in fila accanto a papiri, arpe e ibis, con un contatore sotto ciascuno.

Papiro dipinto con Anubi chino sulla mummia distesa sul letto funebre
Il papiro che l'app del senet mostra in apertura: Anubi con la testa di sciacallo china sulla mummia, il letto funebre a zampe di leone, i geroglifici in colonna sopra la scena.

Il Libro dei Morti non è un libro

Il nome lo ha inventato l'Ottocento. Quello che gli egizi lasciavano accanto al defunto era un rotolo di papiro con formule da recitare durante il viaggio, scelte fra molte possibili: due esemplari non si somigliano mai del tutto. Chi poteva spendere ne comprava uno lungo e illustrato.

La scena che tutti riconoscono — il cuore su un piatto della bilancia e la piuma sull'altro — è il capitolo 125. Se il cuore pesava più della piuma, la creatura accucciata lì accanto se lo mangiava. Nei giochi quella bilancia compare di solito come schermata di fine livello, ripulita di ogni conseguenza.

Rosetta: senza il greco non si leggeva nulla

La stele trovata nel 1799 a Rashid porta lo stesso decreto scritto tre volte: in geroglifico, in demotico e in greco. Il greco si sapeva leggere. Da lì si è risaliti al resto, ma ci sono voluti ventitré anni e la testardaggine di chi sospettava che i geroglifici non fossero solo simboli, bensì anche suoni.

Il passaggio decisivo è arrivato proprio dai cartigli. Dentro quegli ovali c'erano nomi propri, e i nomi propri si trascrivono con i suoni: Tolomeo, Cleopatra. Una volta fissate quelle lettere il resto ha cominciato a parlare.

1799
Durante i lavori di fortificazione a Rashid, sul delta, viene segnalato un blocco di pietra con tre scritture diverse.
1822
Jean-François Champollion espone la lettura dei cartigli nella Lettre à M. Dacier. È la data che si cita come nascita dell'egittologia.
1824
Torino apre il Museo Egizio attorno alla raccolta di Bernardino Drovetti. È il più antico museo dedicato solo all'Egitto.
1828
Champollion parte per l'Egitto con la spedizione franco-toscana e verifica sul posto quello che aveva letto sulla carta.
1922
Il 4 novembre la squadra di Howard Carter trova il primo gradino che porta alla tomba di Tutankhamon.

Il senet, il reperto che si può ancora giocare

Fra tutti gli oggetti di questa pagina il senet è l'unico che non sta solo in vetrina: si può prendere e usare. Trenta caselle su tre file, due gruppi di pedine, bastoncini da lanciare al posto dei dadi. Tavolieri ne sono stati trovati parecchi, alcuni nella tomba di Tutankhamon, e le pitture mostrano gente che ci gioca.

Il problema è che il regolamento non è arrivato con loro. Quello che si trova nelle app è una ricostruzione costruita sulle immagini e su qualche testo indiretto, e chi la propone dovrebbe dirlo. Nella scheda dell'app Senet Egiziano abbiamo contato pezzo per pezzo quello che si vede sul tavoliere.

Dove vedere gli originali restando in Italia

Il Museo Egizio di Torino è la strada più corta: ushabti a decine, sarcofagi, papiri, e cartelli che spiegano quello che i giochi si limitano a disegnare. Da via Roma, dove scriviamo, sono una decina di minuti a piedi. Chi vive al Sud ha un'alternativa più piccola nella sezione egiziana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Andarci cambia il modo di guardare uno schermo. Un vaso canopo alto trenta centimetri, con il coperchio scheggiato su un lato, non somiglia alla tessera lucida che scende nella griglia. Poi si torna a giocare sapendo che cosa si abbina.

Il reperto vero e la forma che prende negli enigmi
Reperto Che cosa è nella realtà Enigma in cui compare
Cartiglio Anello di corda con il nome del re Cornice di pulsanti e fregi
Ushabti Statuetta che lavora per il defunto Figurina della collezione Aldilà
Vaso canopo Contenitore per gli organi, quattro per tomba Pezzo da far scendere nella griglia
Scarabeo Amuleto a forma di stercorario Tessera match-3 e potenziamento nel solitario
Occhio di Horus Amuleto di protezione, il wedjat Tessera azzurra della plancia in Reliquie
Tavoliere di senet Gioco da tavolo a trenta caselle L'intera app Senet Egiziano

Colonne uno e due: manuali introduttivi e didascalie museali. Colonna tre: fotogrammi delle schede letti l'11/09/2026.

Che cosa di questa pagina non è nostro mestiere

Non siamo egittologi. Quello che sta qui viene dai manuali introduttivi e dai cartelli dei due musei citati, e serve a leggere meglio uno schermo, non a sostituire un corso. Dove una lettura è discussa — il significato delle ultime caselle del senet, per dirne una — preferiamo scriverlo invece di scegliere la versione più comoda.

La parte che possiamo garantire è l'altra metà: quali oggetti compaiono in quali giochi e in quale schermata. Quella l'abbiamo guardata fotogramma per fotogramma, e il metodo sta sulla panoramica.

Un reperto che manca?

Se in un gioco avete visto un oggetto egizio che qui non compare, scriveteci il nome del gioco e la schermata. Le aggiunte utili finiscono in pagina con la revisione successiva.

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